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26 marzo 2008
Rudolf Heß
 

Walter Richard Rudolf Heß tradotto comunemente anche come Hess (Alessandria d'Egitto26 aprile 1894 – Berlino17 agosto 1987) è stato un politico tedesco. La sua carriera lo ha portato a diventare un uomo tra i più influenti del Terzo Reich e del Partito Nazista.

Nacque in Egitto da una famiglia benestante (il padre era un ricco esportatore di vini) che si trovava in Africa per motivi di lavoro. Tornò in Germania nel 1906, a 12 anni.
Rudolf Heß nella sua cella a Norimberga (Novembre 1945)

Rudolf Heß nella sua cella a Norimberga (Novembre 1945)

Partecipò da volontario alla Prima Guerra Mondiale: si arruolò nel reggimento List, tra i più aggressivi e tenaci dell'intero conflitto, in cui combatteva anche un oscuro caporale di origine austriaca, Adolf Hitler. Fu proprio lui che convinse Hess ad entrare in politica, nel 1920, anno in cui tra l'altro abbandonò l'Università di Monaco (stava per laurearsi in filosofia).

Divenuto amico di Hermann Göring, Hess partecipò al Putsch di Monaco nel 1923. La rivolta fallì ed egli fu arrestato insieme ad Hitler. In carcere, Hess aiutò il futuro Führer a scrivere il Mein Kampf (La mia Battaglia), opera che diventerà il "testo sacro" del nazismo. Da quel momento egli divenne uno dei più stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il delfino (che in gergo politico indica il successore alla guida di un partito).

Infatti, nel 1933, Hitler lo nomina suo vice, nominandolo Reichsleiter e dandogli ampi poteri sia all'interno del partito sia nel governo da poco costituito. Sei anni dopo, Rudolf Hess fu nominato ufficialmente numero tre del partito, dietro ovviamente ad Hitler stesso e a Göring.

Favorevole all'aggressione alla Polonia che poi fu la causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Hess volò l'10 maggio del 1941 in Scozia, da solo, per raggiungere il castello del Duca di Hamilton (simpatizzante nei confronti del Terzo Reich) nel Lanarkshire. Qui si paracadutò. I motivi di quel viaggio non sono mai stati chiariti, ma l'ipotesi più accreditata vede Hess proporre, tramite il Duca, un piano di pace all'Inghilterra – popolo considerato fratello d'origine – basato sulla spartizione del potere: il piano non fu accettato e non si scongiurò la guerra. Hitler, parlando alla radio in quell'occasione, lo definì un pazzo; esattamente quanto Hess aveva chiesto di dire a Hitler, in caso di fallimento della missione, nella sua ultima lettera. In ogni caso, Hess fu successivamente consegnato all'esercito inglese, che provvide anche al suo arresto. Essendosi allontanato dalla Germania prima dell'inizio dell'Olocausto vero e proprio, al Processo di Norimberga Hess evitò la condanna a morte. Fu comunque condannato all'ergastolo da scontare nel carcere di Spandau.

Nonostante questa posizione di inferiorità, Hess divenne un punto di riferimento per i circoli neonazisti tedeschi, composti quasi esclusivamente da giovani. Morì a 93 anni, probabilmente suicida, anche se non mancano altre ipotesi (c'è chi ipotizzò l'assassinio o addirittura che il cadavere trovato in carcere non fosse di Rudolf Hess).




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26 marzo 2008
Wilhelm Frick
 Wilhelm Frick (Alsenz12 marzo 1877 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un politico tedesco.

Wilhelm Frick

Laureatosi in giurisprudenza nel 1901 presso l'Università di Heidelberg, Frick si stabilì a Monaco nel 1912 per esercitarvi la professione di avvocato. Nel 1919 entrò nella polizia bavarese ed ebbe così modo di conoscere Hitler attorno al 1920, rimanendo conquistato dall'ideologia nazista e dalla personalità del Führer.

Negli anni successivi, immediatamente precedenti all'ascesa al potere, Frick costituì per Hitler un fondamentale aggancio nella alte sfere della burocrazia bavarese; nel 1923 figurò tra gli imputati al processo per alto tradimento in seguito al fallito putsch di Monaco, ma questa disavventura politica non gli impedì di essere nominato nel 1930 Ministro degli Interni in Turingia, carica dall'alto della quale egli si adoperò per condurre un'imponente opera propagandistica in favore del Partito.

Fu poi nominato Ministro degli Interni del Reich nel primo gabinetto Hitler (1933), carica che conservò ininterrottamente per i successivi dieci anni, finché nel 1943 - forse in concomitanza con il precipitare degli eventi bellici - fu rimosso dall'incarico in favore del capo delle SS, Heinrich Himmler, per diventare Reichsprotektor di Boemia e Moravia. Durante il periodo in cui fu Ministro degli Interni, si adoperò nel soffocare l'autonomia dei vari Länder (le regioni della Germania federale) nell'obiettivo di raggiungere il pieno controllo nazista dell'intero apparato statale: in quest'ottica nel marzo 1933 con Hitler dispose che il governo della Repubblica Bavarese fosse abbattuto e rimpiazzato da un governo nazista, e in seguito firmò la legge che decretava lo scioglimento d'ufficio le Diete dei Länder, disponendo che fossero ricostituite sulla base della redistribuzione dei voti delle ultime elezioni del Reichstag. Fu tra i principali estensori delle leggi razziali emanate contro la comunità ebraica, a partire dal 15 settembre 1935. Già direttore dell'ufficio centrale per i territori occupati, Frick si impegnò nella persecuzione delle chiese cristiane. Catturato dagli alleati e processato a Norimberga come criminale di guerra, fu ritenuto colpevole e condannato a morte. Venne impiccato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1946. Al momento dell'impiccagione gridò, in tedesco, "Viva la Germania immortale".



 




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26 marzo 2008
Wilhelm Keitel
 Wilhelm von Keitel (Helmscherode22 settembre 1882 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un generale tedesco durante la Seconda guerra mondiale.
Wilhelm Keitel firma la capitolazione tedesca agli alleati
Wilhelm Keitel firma la capitolazione tedesca agli alleati
Nacque da una ricca famiglia di proprietari terrieri. Entrò nell'esercito nel 1901 dando presto prova del proprio valore sul campo. Partecipò infatti alla Prima guerra mondiale venendo ferito due volte e guadagnandosi la Croce di ferro di 1° classe e l'Ordine degli Hohenzollern. Al termine della guerra rimase nei quadri dell'esercito entrando a far parte, nel 1922, della Reichswehr, il piccolo esercito di soli 100.000 uomini, ultimo residuo dell'antica potenza militare prussiana, concesso alla Repubblica di Weimar in base alle clausole del Trattato di Versailles.

Nel 1929, presso il ministero della Guerra, diventava responsabile dell'ufficio di riorganizzazione di questo esercito per promuovere l'opera di riarmo: riorganizzazione chiaramente segreta perché illegale, in aperta violazione al trattato di pace. Negli anni successivi Keitel inanellò numerose promozioni nelle gerarchie dell'esercito. Nel 1933 divenne maggior Generale, nel 1935 capo del Wehrmachtsamt (dipartimento delle forze armate); nel 1937 fu promosso tenente colonnello generale, cioè generale d'armata.

Ma l'anno in cui la fortuna di Keitel giunse il culmine fu l'anno successivo. Già dall'ascesa al potere dei nazisti egli era stato uno dei membri del corpo degli ufficiali più vicini a Hitler e ai suoi accoliti. Nel 1938 Hitler dovette liberarsi, per mezzo dello Scandalo Fritsch-Blomberg, dell'allora ministro della Guerra, generale Werner von Blomberg, e del comandante in capo delle forze armate, generale Werner von Fritsch (in quest'ultimo caso tramite un'accusa di omosessualità, grazie ad un'ignobile montatura del capo delle SS, Heinrich Himmler) temendo che essi, legati alle vecchie tradizioni prussiane che sancivano l'indipendenza delle forze armate dal governo dello Stato, non sarebbero stati facilmente disposti a sottomettersi all'autorità del Führer.

Per prevenire una rivolta della alte gerarchie militari indignate a causa di quel vero e proprio "colpo basso" ai danni delle due più alte personalità dell'esercito, Hitler il 4 febbraio 1938 abolì di fatto il ministero della Guerra istituendo al suo posto l'ufficio dell'OKW (OberKommando der Wehrmacht/ Comando supremo delle forze armate): egli investì allora lo stesso Keitel della carica di capo dell'OKW. L'opera di "nazificazione dei vertici delle forze armate" fu completata ponendo nelle altre posizioni chiave personaggi vicini al Führer, o che comunque ne subivano l'ascendente: il generale Walther von Brauchitsch (già dal 1932 iscritto allo NSDAP) fu nominato comandante in capo dell'Esercito, l'ammiraglio Erich Raeder (già sedotto dalle promesse del Führer) comandante in capo della Marina ed Hermann Göring, braccio destro di Hitler e "numero due" del partito e già asso dell'aviazione durante il primo conflitto mondiale, divenne comandante in capo della Luftwaffe, l'aviazione militare. Lo Stato maggiore del generale Keitel ebbe il compito di mettere a punto e ratificare i piani delle future operazioni militari: entro il primo anno della sua istituzione progettò l'occupazione dell'Austria o Anschluss, e della Cecoslovacchia.

Nell'agosto 1939 - pochi mesi prima dello scoppio della guerra - Keitel chiamò un suo antico amico, il generale Alfred Jodl, a presiedere l'Ufficio Comando e Operazioni dell'OKW. Tuttavia, benché fosse il "numero due" del Reich almeno nei quadri dell'Esercito, Keitel era di indole arrendevole, fu sempre disposto ad assecondare la volontà inflessibile di Hitler, e non seppe mai far valere le proprie ragioni di fronte al suo ostinato Führer. Molto probabilmente, solo per questo egli riuscì sempre a conservare la propria carica fino all'ultimo, mentre innumerevoli altri ufficiali capaci furono allontanati dai loro posti in occasione delle prime sconfitte, colpevoli di non obbedire troppo "entusiasticamente" agli ordini del Führer. Gli avversari di Keitel, e molti dei suoi collaboratori, non mancavano di indirizzargli pesanti ironie e feroci stilettate, attribuendo, forse non a torto, alla sua silenziosa acquiescenza anche di fronte ai più assurdi propositi del Führer gli innumerevoli disastri e le perdite subite dalla Wehrmacht: era spesso indicato con epiteti dispregiativi come "il generale signorsì", "il generale Jawohl" o addirittura "lacchè" giocando sulle parole "lakeitel", poiché "lacchè" in tedesco è "lakei". Ma benché egli fosse stato conquistato dall'ideologia nazionalsocialista - posizione non del tutto condivisa dalla maggioranza degli alti ufficiali - Keitel era pur sempre un militare di professione e certo vide più chiaro del suo Führer in occasione dei vari rovesci subiti dai tedeschi durante la guerra. Hitler, che pure aveva assunto personalmente la carica di comandante supremo delle forze armate, non sapeva nulla di tattica e strategia militare e non voleva sentir parlare di ritirata, nemmeno quando questa fosse l'unica soluzione ragionevole. Questa sua ostinazione sul lungo periodo avrebbe comportato per la Germania perdite umane ingenti che avrebbero potuto essere evitate con una condotta di guerra più accorta.

Ci fu tuttavia un'occasione in cui questo fedele esecutore delle direttive hitleriane non si irrigidì immediatamente sull'attenti per esclamare il suo "Jawohl, mein Führer!", osando avanzare delle obiezioni. Nel dicembre 1941 Keitel, pressato dai comandanti militari impegnati nella campagna di Russia, osò per la prima e ultima volta nella sua carriera opporsi alla decisione del Führer, proponendo che le truppe sfinite e male equipaggiate si ritirassero da Mosca per ricostituire un fronte più solido diversi chilometri indietro, in attesa che fosse possibile riprendere l'offensiva dopo la fine dell'inverno. Hitler lo aggredì con un: "lei è un imbecille" che lo portò a un passo dal suicidio. Pare che il generale Jodl lo avesse trovato intento a scrivere una lettera di dimissioni a Hitler, con una rivoltella posata al suo fianco. Jodl gli sottrasse la pistola e lo convinse, sembra senza incontrare troppa resistenza, a rinunciare ai suoi orgogliosi propositi per continuare ad ingoiare le umiliazioni quotidiane impostegli da quel capo dispotico, cosa che Keitel continuò poi stoicamente a fare fino alla fine.

Proprio a Keitel toccò firmare, l'8 maggio 1945, la resa tedesca nel quartier generale del comandante sovietico Georgy Zhukov a Berlino. Imputato al Processo di Norimberga per aver diramato ordini illegali contro le popolazioni dei paesi occupati e i prigionieri di guerra, Keitel fu riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità e fu il secondo ad essere impiccato - subito dopo Joachim von Ribbentrop - nelle prime ore del mattino del 16 ottobre 1946.







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26 marzo 2008
Baldur von Schirach
 
Baldur Benedikt von Schirach (Berlin, Germania, 9 maggio 1907Kröv-an-der-Mosel, Germania, 8 agosto 1974) fu uno dei leader nazisti a capo della Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana) e, successivamente, Gauleiter e Reichsstatthalter di Vienna. Le sue attività lo portarono ad essere accusato di crimini di guerra e lo videro partecipare, in qualità di accusato, al processo di Norimberga.

Schirach nacque a Weimar ed era figlio del direttore d'orchestra Rittmeister Karl von Schirach (1873-1948) e dell'americana Emma Tillou (1872-1944). Per le origini della madre, Schirach rivendicò a sé stesso la discendenza da due firmatari della Dichiarazione di indipendenza americana.

Schirach entrò nel corpo dei cadetti (Wehrjugendgruppe) all'età di dieci anni e si iscrisse al Partito nazionalsocialista (NSDAP) nel 1925. Rapidamente egli acquistò i favori di Hitler e, trasferitosi a Monaco per motivi di studio, divenne capo del Nationalsozialistischen Deutschen Studentenbunds (NSDStB, Unione degli studenti nazionalsocialisti). Nel 1931 diventò Reichsjugendführer (capo della gioventù) dello NSDAP. Nel 1933, dopo essere stato promosso al grado di Gruppenführer delle SA, assunse il comando come Reichsleiter della Hitler-Jugend. Venne nominato segretario di stato nel 1936.

Nel 1940, a seguito dello scoppio del secondo conflitto mondiale, Schirach organizzò l'evacuazione di cinque milioni di bambini dalle principali città tedesche che rischiavano il bombardamento. Nello stesso anno egli entrò volontariamente nella Wehrmacht e servì nella Campagna di Francia ottenendo la promozione a tenente e la Croce di Ferro di seconda classe.

Dopo essere stato richiamato dal fronte, Schirach cedette il comando della Hitler-Jugend ad Artur Axmann e venne nominato da Hitler Gauleiter del Gau Vienna, carica che ricoprì fino al termine del conflitto. Questa carica lo vide coinvolto nel trasferimento di circa 185.000 ebrei verso l'Europa orientale nel tragico contesto dell'Olocausto. Nonostante le sue critiche rivolte contro il trattamento troppo duro riservato agli ebrei in viaggio verso Est, le proteste sull'operato tedesco durante la Notte dei cristalli (dove egli proibì l'intervento diretto alla Hitler-Jugend) e il duro trattamento inflitto alle popolazioni slave egli non rassegnò mai le dimissioni; tali proteste, però, discreditarono il suo operato presso Hitler fin dal 1943.

Dopo la resa della Germania nel maggio 1945 Schirach venne imputato al processo di Norimberga. Durante il processo egli fu uno dei soli due uomini a denunciare Hitler e la follia della Germania nazista (l'altro fu Albert Speer). Egli affermò di non conoscere nulla riguardo ai campi di sterminio e presentò alcune prove a discarico che mostravano come egli si fosse opposto, presentando un memorandum a Martin Bormann, all'inumano trattamento degli ebrei. Il 1° ottobre 1946 Schirach venne trovato colpevole di "crimini contro l'umanità" e condannato vent'anni di carcere da scontare presso la prigione di Spandau. (testo della sentenza, in inglese)

Schirach venne rilasciato il 30 settembre 1966 e si ritirò senza clamore nel sud della Germania dove pubblicò nel 1967 le proprie memorie dal titolo Ich glaubte an Hitler ("Ho creduto in Hitler"). L' 8 agosto 1974 egli morì a Kröv-an-der-Mosel.

Schirach sposò nel 1932 Henriette Hoffman (figlia del fotografo ufficiale di Hitler, Heinrich Hoffmann) con la quale ebbe tre figli ed una figlia e dalla quale divorziò nel 1950 mentre era detenuto in carcere




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26 marzo 2008
Franz von Papen
 Franz Joseph Hermann Michael Maria von Papen  (Werl, 29 ottobre 1879 - Obersasbach, 2 maggio 1969) è stato un addetto militare, un diplomatico, un ambasciatore ed un uomo politico tedesco. Fu inoltre un importante membro del Centro Cattolico e cancelliere della Germania.
Franz von Papen

Nato da una ricca famiglia cattolica che abitava in Westfalia, intraprese fin da giovanissimo la carriera militare, diventando a soli 18 anni, nel 1897, ufficiale dell'esercito prussiano. Poco incline alla staticità militare, preferì diventare ambasciatore per rispondere alla sua indole viaggiatrice.

Addetto militare in Messico dal 1913 al 1915, fu in seguito trasferito all'ambasciata tedesca dislocata negli Stati Uniti d'America. Tuttavia, fu subito richiamato in Germania su richiesta dell'allora presidente americano Woodrow Wilson, che lo accusa di fomentare i cittadini all'odio anti-inglese, violando apertamente la neutralità statunitense. Dal 1916 fino al termine della Prima Guerra Mondiale combatté in Turchia con il grado di tenente colonnello e operò anche in Palestina nella quarta Armata.

Dopo la conclusione del primo conflitto bellico, entrò nel partito del Centro Cattolico, di cui guidò l'ala destra. Dopo il matrimonio con una ragazza figlia di un noto industriale, divenne il principale punto di riferimento politico per le classi più abbienti, soprattutto dopo che, nel 1920, divenne deputato nella dieta di Prussia. Conservò il suo seggio anche nelle elezioni del 1928 e in quelle del 1930.

Il primo giugno 1932, dopo una profonda crisi politica che investì la Repubblica di Weimar, il presidente della repubblica Paul von Hindenburg lo nominò Cancelliere, a patto che la sua amministrazione fosse neutrale da un punto di vista politico e socio-economico.

Invece, von Papen guidò un governo semidittatoriale che fu espressione solo del rampante capitalismo tedesco. Sostanzialmente antidemocratico, egli aveva in mente l'abolizione della Costituzione di Weimar e la creazione di uno stato governato secondo i criteri di censo e nobiltà con l'abolizione dei partiti politici. Al fine di raggiungere il suo utopico obiettivo, emarginò i socialisti della SPD e comunisti della Lega di Spartaco, mentre non disprezzò l'alleanza con il Partito Nazista, guidato dal semisconosciuto Adolf Hitler. Il 20 luglio 1932 inoltre, von Papen, attraverso un decreto di emergenza del presidente Paul von Hindenburg, assunse pieni poteri in Prussia in seguito allo scioglimento del governo prussiano (Preußenschlag, colpo di stato prussiano); questa mossa ebbe come pretesto ufficiale la soppressione dei disordini scoppiati nella provincia prussiana, ma in realtà riuscì a legare indissolubilmente la Prussia alle sorti del Reich.

La sua azione politica, estremamente conservatrice e reazionaria (che fu comunque appoggiata dal Papa Pio XI), suscitò ovviamente violente polemiche a sinistra. Quando il 17 novembre 1932 anche l'ex generale Kurt von Schleicher ritirò la sua fiducia, il governo di Franz von Papen cadde definitivamente.

La mossa dell'ex generale, che lo aveva inizialmente aiutato a diventare Cancelliere, fu giudicata da von Papen come uno sgarbo ed un tradimento. Ebbe comunque subito l'occasione di vendicarsi, stringendo un'alleanza con il Partito Nazista di Hitler e favorendone la nomina a Cancelliere il 30 gennaio 1933, pur di ottenere in cambio dal Führer la nomina a vicecancelliere del proprio governo.

Il 20 luglio 1933 firma in Vaticano il Concordato tedesco. Da parte pontificia, l'accordo viene firmato dal segretario di Stato cardinale Pacelli, futuro papa Pio XII. Nelle foto dell'incontro  compaiono anche monsignor Kaas, capo del partito tedesco di Centro, e il cardinale Montini, futuro papa Paolo VI.

Dagli archivi vaticani emerge che il partito di centro votò il 23 marzo 1933 la legge sui pieni poteri a Hitler in cambio dei privilegi concessi nel trattato, svolgendo una trattativa della quale non era informata la Santa Sede .

Durante la "notte dei lunghi coltelli" fra il 30 giugno ed il 1 luglio 1934, Himmler aveva inserito Papen nelle liste di persone da eliminare, ma Göring lo fece rinchiudere in casa per 3 giorni protetto da un distaccamento di SS. In seguito, al Processo di Norimberga Papen avrebbe detto: "Un solo uomo si era interposto fra me ed il plotone d'esecuzione: Göring". In ogni caso, dopo avere tenuto, il 17 giugno 1934, un discorso presso l'università di Marburgo in cui prendeva le distanze dal regime, criticandone alcuni aspetti violenti, venne esonerato dal posto di di vicecancelliere da parte del Führer.

Von Papen divenne in seguito ambasciatore a Vienna, ed in questa veste preparò l'annessione dell'Austria alla Germania (ovvero l'Anschluss) che effettivamente avvenne nel 1938. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu scelto come ambasciatore in Turchia con il difficile compito di tenere fuori dal conflitto il governo di Ankara. Non riuscì nell'impresa, perché la Turchia dichiarò guerra alla Germania nel febbraio del 1945. Da quel momento in poi, von Papen perse la stima di Hitler e dei principali gerarchi nazisti.

Arrestato nell'aprile del 1945 dalle forze militari inglesi e sovietiche, fu condotto al Processo di Norimberga, dove fu comunque assolto da tutte le accuse per insufficienza di prove. Durante l'udienza von Papen ricordò alcuni momenti di contrasto che egli ebbe con Hitler: per esempio il già citato discorso del 17 giugno 1934.

Tuttavia, von Papen viene considerato dagli storici moderni come un personaggio cinico e presuntuoso. Egli infatti era convintissimo di dominare Hitler a proprio piacimento, ma nella realtà dei fatti avvenne tutto il contrario. Pur non partecipando mai attivamente alle barbarie più violente (come, ad esempio, l'Olocausto), non osò mai contraddire personalmente i capi più importanti del Terzo Reich.

Nel 1947, all'età di 68 anni, venne condannato a 8 anni di lavoro forzato da una Corte federale tedesca impegnata nel processo di "denazificazione". Tuttavia, avendo già scontato alcuni anni di carcere, venne rilasciato nel 1954. A partire da quest'anno, e fino alla morte, non volle più partecipare alla vita politica tedesca, anche se nel 1968 pubblicò un libro di memorie.




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26 marzo 2008
Joachim von Ribbentrop
 Il Barone Joachim von Ribbentrop (Wesel sul Reno30 aprile 1893 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un politico tedesco, Ministro degli Esteri della Germania Nazista dal 1938 al 1945.

Joachim von Ribbentrop (seduto) insieme a Baldur von Schirach durante il processo

Nacque da una famiglia benestante di origine sassone, il padre Richard era ufficiale dell'esercito, la madre Sophie Hertwig era figlia di un possidente terriero. La sua gioventù risultò quanto meno singolare per un adolescente dell'epoca. Nonostante i genitori lo spingessero verso una carriera militare, egli all'età di soli 17 anni decise di abbandonare gli studi per recarsi in Nord America, inseguendo il desiderio di perfezionarsi nelle lingue straniere. Nel 1910 approdò a New York, dove intraprese con scarso successo una carriera di giornalista. Dopo pochi mesi si trasferì in Canada, grazie al denaro della madre riuscì ad inserirsi nella buona borghesia canadese, in breve riuscì anche a fondare azienda che importava Champagne dalla Francia, attività che si rivelò di discreto successo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, decise di tornare in patria ed arruolarsi. Sfiora la cattura quando la nave ove prestava servizio venne attaccata e catturata degli inglesi, ma riesce a scamparla e nel breve volgere di pochi mesi riesce a conquistarsi la croce di ferro di prima classe. Nel 1915, in virtù della sua conoscenza delle lingue e della cultura anglosassone, viene trasferito dal campo agli uffici ed adibito a compiti di carattere diplomatico. Nel 1918 venne inviato ad Istanbul come reggente plenipotenziario del consolato tedesco. Partecipò anche alla delegazione tedesca che nel 1918 firmo il trattato di pace a Versailles.

Finita la guerra sposò Annelies Henkell figlia del maggior produttore dell'epoca di spumanti tedeschi. Lavorò come direttore della sede di Berlino dell'azienda del suocero. Questa occasione gli consentì di superare senza problemi gli anni della grande depressione economica. Riuscì anche a fondare una sua ditta, la: "Schonberg & Ribbentrop" unica importatrice in Germania di champagne francesi e liquori inglesi.

Acquisì il "von" davanti al cognome (che in tedesco corrisponde al nostro barone) facendosi adottare dalla zia. Grazie a questa manovra riuscì ad entrare, non senza il determinante aiuto del suo amico Franz von Papen, nei circoli aristocratici di Berlino.

Queste conoscenze gli saranno molto utili, in seguito, per la sua carriera diplomatica nella Germania nazista.

Ribbentrop conobbe Hitler nel 1929, ma si unì al Partito Nazionalsocialista solo nel 1932. Grazie alla sua conoscenza degli affari esteri venne da subito adibito ad incarichi di carattere diplomatico all'interno del partito. Quando Hitler prese il potere, fu anche grazie a Ribbentrop, il quale convinse il suo amico Franz von Papen ad accordarsi con i nazisti. Ribbentrop fu incaricato da Adolf Hitler di creare una sorta di: "ministero della propaganda segreto", con il compito di divulgare l'ideologia nazista nei salotti "bene" nella Germania degli anni '30.

Il primo incarico diplomatico ufficiale di rilievo lo ricevette nel 1935 quando negoziò con il Belgio il trattato di neutralità del paese. Nel 1936 fu incaricato di recarsi a Londra per impedire all'Inghilterra di intervenire in favore della regione della Renania, appena occupata dall'esercito tedesco. Divenne ministro degli esteri nel 1938 in sostituzione di von Neurath, nell’ambito di una radicalizzazione in senso anti-britannico della politica estera tedesca, e tale carica conservò fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1939 Ribbentrop ottenne quello che sarebbe stato il suo più grande successo diplomatico. Nell'agosto di quell'anno si reca in Unione Sovietica per ottenere un patto di "non aggressione" tra la Germania nazista e Stalin. L'impresa riesce, il 23 agosto il ministro degli esteri sovietico Molotov firma il trattato. Ribbentrop rientra in patria con un prezioso documento che consentirà ad Hitler di potere preparare con calma la famigerata Operazione Barbarossa, per invadere l'Unione Sovietica. Il 1° settembre la Wehrmacht entra in Polonia, comincia così la seconda guerra mondiale. Quando il conflitto è in pieno svolgimento la diplomazia serve a poco. Il colpo di grazia alla carriera diplomatica glielo fornisce proprio colui che lo aveva elevato ad un rango politico così elevato: Adolf Hitler. Nel giugno del 1941 parte l'invasione dell'Unione Sovietica. Il Patto Molotov-Ribbentrop non ha più valore, la più grande vittoria diplomatica di Ribbentropp sparisce per sempre.

Il ministro degli esteri viene messo da parte, da quel momento la sua figura servirà solo per apporre firme su documenti e trattati stipulati con paesi vassalli come: Turchia, Ungheria o Romania, costretti ad allearsi e scendere in guerra con la Germania nazista. Nel 1941 nasce all'interno del ministero un ufficio creato dalle SS: l'Abteilung Deutschland (Ufficio Germania), divenuto poi Inland alla cui direzione Ribbentrop pose il suo amico Martin Luther. L'Inland aveva il compito di occuparsi della cosiddetta: "questione ebraica". Proprio da questo ufficio, o meglio dalla sezione III, nacque il "Piano Madagascar" ideato da Franz Rademacher per la deportazione degli ebrei europei nell'isola africana. Successivamente questo ufficio si preoccupò di inviare alle ambasciate ed ai consolati tedeschi le istruzioni per l'attuazione delle misure di deportazione. Il coinvolgimento Ribbentrop nel piano di deportazione e sterminio degli ebrei fu a questo punto inequivocabile.

Con la disfatta della Germania nazista ed il suicidio di Adolf Hitler il 30 aprile 1945, Ribbentrop viene incaricato dal Grandammiraglio Karl Dönitz nel nuovo governo della Germania, ma decide di darsi alla macchia. Il suo intento sarà quello di sfruttare le sue conoscenze diplomatiche per cercare di fuggire in Sud America, operazione che riuscirà a parecchi criminali nazisti in quel periodo così convulso.

Ribbentrop, però, non riuscì a fuggire ed il 14 giugno 1945, nei pressi di Amburgo cadde nelle mani degli inglesi. Egli fu uno dei personaggi di spicco tra gli accusati al Processo di Norimberga, dove fu giudicato colpevole di: cospirazione contro la pace, atti di aggressione, crimini contro la pace, crimini contro l'umanità e violazione della Convenzione di Ginevra. Condannato a morte la pena venne eseguita il 16 ottobre 1946. Fu il primo, tra gli imputati, a venire giustiziato.

Da alcuni fu definito: "il boia con la feluca", "diplomatico senza scrupoli", "Bismarck del Terzo Reich". Da Galeazzo Ciano: "Vanitoso, frivolo e loquace". Da Benito Mussolini: "..bastava guardargli la testa per capire che aveva poco cervello".




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25 marzo 2008
64 Anniversario dell' Eccidio delle Fosse Ardeatine :non dimenticheremo mai !!!


L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attacco eseguito da partigiani contro le truppe germaniche ed avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.L'eccidio delle fosse Ardeatine - con le 335 vittime innocenti ivi trucidate il 24 marzo 1944 - rappresenta una delle tappe culminanti nel martirio che Roma subì dai nazifascisti occupanti e, dal cielo, per opera dei bombardieri Alleati. Per meglio comprendere il clima nel quale tale tragico crimine fu consumato, è necessario inquadrarlo nel contesto drammatico da cui esso trasse origine e nel quale si svolse uno tra i più efferati - ma non l'unico - dei fatti di sangue che sconvolsero la capitale, coinvolta in prima linea nel secondo conflitto mondiale.Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.




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25 marzo 2008
Al confino a Ponza
 

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L'istituzione del confino a Ponza da parte del regime fascista è datata 1928. Ponza accolse Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia, Umberto Terracini, Zaniboni e tanti altri, insieme ad esponenti slavi e greci, ras etiopici, indipendentisti libici. Il Bagno nuovo, l'edificio oggi sede delle scuole elementari e medie, alle spalle del municipio, e molte case private, accolsero gli esiliati. Era loro consentito muoversi in uno spazio ristretto, tra il tunnel di Sant' Antonio, i Guarini e la Dragonara. 

La situazione igienica sull’isola era disastrosa. Come attesta la lettera di protesta scritta da un confinato, Giuseppe Isola, il 12 ottobre 1929 e inviata al Ministero dell’interno: “Da una ventina di giorni tutti i confinati politici, salvo pochissime eccezioni, che alloggiano in abitazioni private, in seguito a disposizioni superiori e nonostante il grave pregiudizio per la loro salute, dormono nell’edificio denominato ‘Bagno’ malgrado non corrispondi affatto, neppure approssimativamente, alle norme più elementari dell’igiene. I locali oltre di essere umidi sono poco arieggiati e vi alloggiano circa duecentosettanta persone, delle quali ottanta in due corridoi. Lo spazio riservato ad ogni confinato è talmente ristretto che non tutti possono tenere presso di loro il corredo personale. Le latrine sono vicinissime ai dormitori ed emanano un fetore insopportabile”.

L’ambiente di Ponza ci viene descritto dal confinato Alfredo Misuri, ex liberale e già deputato fascista, caduto poi in disgrazia per le sue critiche alla dittatura, arrivato sull’isola nel 1930: “Il vero padrone dell’isola era il centurione Memmi, sempre in auge, ad onta dell’insuccesso del processone di Ustica, ma non ancora seniore. Per me il Memmi non ha avuto che sorrisi, ma, certo, era la bestia nera dei confinati, e, se le intenzioni potessero uccidere, egli sarebbe morto mille volte al giorno… Il paese è grazioso e panoramico; la vita vi è più confortevole che ad Ustica, sotto tutti i riguardi, ma una cappa di piombo grava addosso in questo che è veramente un carcere all’aperto… La vita confinaria assume tutt’altro aspetto di quello che aveva ad Ustica. Non più scuola di ‘filosofia’, non più ‘società della nafta’, non più conversazioni nella barberia confinaria che terminavano con una generosa spruzzata di ‘acqua della colonia’. La sola passeggiata da automi sull’arco di cerchio della via principale, percorsa da un capo all’altro cinquanta volte al giorno, ove si incontravano cinquanta volte le stesse persone che facevano come noi. Le stesse mense dei vari gruppi, servivano solo per soddisfare le necessità della vita fisica di chi le frequentava, ma non erano più quei cenacoli politici vivaci che avevo osservato a Ustica”.

Nel 1939 il trasferimento del confino di massa a Ventotene, dove furono confinati tra gli altri Secchia, Longo, Spinelli, Rossi, Pertini.

Fu l'umanità dei ponzesi e dei ventotenesi a rendere meno duro l'esilio - baracche sovraffollate, igiene disastrosa, cibo ed acqua scarsissimi, poche centinaia di metri per la passeggiata, controllo continuo anche delle fugaci conversazioni.

Nel 1942 vengono inviati a Ponza prigionieri greci, albanesi e slavi.

Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, per ironia della sorte Mussolini viene condotto prigioniero proprio a Ponza, dove resta dal 27 luglio al 7 agosto.

Il 27 luglio si costituisce tra i confinati il cosiddetto "governo di Ventotene", che gestisce l'ormai ex confino dopo la caduta del fascismo.

All'alba del 9 settembre, Ventotene viene liberata dagli americani.




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25 marzo 2008
Al confino a Ustica
 

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L'arrivo dei confinati a Ustica

Nell'isola di Ustica (Palermo), negli anni del Regime fascista, furono confinati diversi leader dell'antifascismo. Filippo Turati, Ferruccio Parri, Carlo e Nello Rosselli, Randolfo Pacciardi, alcuni dirigenti del partito comunista fra i quali Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, arrivato sull’isola tra i primi, il 7 dicembre 1926.

La scuola di Gramsci e Bordiga

Gramsci e Bordiga costituirono fin dal dicembre una scuola. Bordiga il 13 aprile 1927 ne dava notizia a Gramsci in questi termini: “… come saprai i confinati sono aumentati di numero fino a circa 300 e ancora aumentano, venendo da Tremiti, Favignana, Pantelleria, e Lampedusa. Dunque grande aumento delle scolaresche. Per ragioni pratiche la scuola ha dovuto continuare secondo il primitivo avviamento: solo ora diamo brevi vacanze, poi faremo degli esami o meglio sedute di classifica della massa scolara, e quindi si riprenderà con piano completamente nuovo e aumentato corpo insegnante”.

La vita dei confinati

Dalla testimonianza di un altro confinato Alfredo Misuri, ex liberale e già deputato fascista, caduto poi in disgrazia per le sue critiche alla dittatura, arrivato ad Ustica alla fine del maggio 1927, ricaviamo altre notizie relative alla vita dei confinati: “I confinati senza famiglia si erano pure riuniti, secondo le varie tendenze politiche, per consumare i pasti insieme, e facevano prodigi d’ingegnosità e di organizzazione affinché le dieci lire giornaliere bastassero per l’abbonamento alla mensa, con un margine per le sigarette e le altre minute spese”.

Queste “libertà” non durarono a lungo poiché a partire dal settembre 1927 prese corpo una di quelle montature di cui gli antifascisti dovettero pagare le conseguenze. Da una relazione inviata dal famoso prefetto Mori al Ministero dell’interno si legge: “Ho sempre ritenuto che la colonia di confino di Ustica, nella quale sono riuniti insieme in media, 360 confinati politici (tra i più pericolosi sovversivi del Regno) e 160 confinati comuni, meritasse la massima vigilanza da parte degli organi di polizia responsabili, perché essa non divenisse il centro propulsore di un pericoloso movimento, che, in rapporti clandestini col sovversivismo clandestino italiano e straniero, potesse riuscire di grave nocumento al Regime. Da tempo, quindi, ho impartito gli ordini necessari perché con ogni mezzo venisse riservatamente accertata l’attività politica che in Ustica si esplicava, al fine di poterla tempestivamente stroncare”.

Per realizzare questi propositi la notte del 30 settembre vennero eseguite innumerevoli perquisizioni negli alloggi dei confinati ed in quelli dei residenti sospettati di collaborare con gli antifascisti. Il Prefetto sostenne che così si accertò “che fra i confinati politici di Ustica, si erano costituite clandestinamente… singole organizzazioni di partito ed una organizzazione di fronte unico, in rapporti con sovversivi e gruppi politici del Regno e dell’Estero, ed aventi lo scopo di preparare un movimento di evasione e di ribellione contro i poteri dello Stato”.
Così il 10 ottobre successivo vengono arrestati i 39 più pericolosi sovversivi confinati di Ustica fra i quali, Bordiga, Berti e Griffith. Le indagini non si fermarono ed in un’altra nota del Direttore della colonia si legge: “… con accurata pazienza e coadiuvato efficacemente dal Centurione della Milizia Memmi Alberto, studiai tutte le lor mosse per arrivar a scoprire l’organizzazione criminosa. Infatti, dopo circa 20 giorni di indefesse e laboriose indagini, e dopo una proficua perquisizione fatta ai maggiori esponenti dei vari partiti sovversivi, potei stabilire che in Ustica, esisteva una associazione criminosa contro i poteri dello stato” ed in pratica le azioni dei confinati dovevano “culminare con una rivolta armata contro le locali autorità e poscia fuggire con una ignota nave all’estero e raggiungere i compagni di fede; nave che nei primi del mese di ottobre sostò per parecchio tempo in alto mare in vista di quest’Isola, e che si allontanò perché sorpresa dalla tempesta”.

Il carteggio relativo alle ricerche della suddetta nave fu intenso ed arrivò ad interessare persino il console italiano a Marsiglia. Misuri ci racconta ciò che avvenne: “Il paese era stato posto in stato d’assedio: mitragliatrici sui tetti. Pattuglioni avevano eseguito arresti nelle case e nei cameroni; scene indescrivibili erano avvenute: mariti strappati dalle braccia delle mogli; mogli minacciate con le pistole; bambini, come quelli del Bordiga, interdetti dall’ultimo abbraccio paterno. […] Sapemmo poi che la penosa traversata durò dieci ore e che, all’arrivo a Palermo, i sessanta arrestati furono rinchiusi nel carcere dell’Ucciardone, ove cominciò per loro un’odissea di molti mesi, pel processone che s’istruì, e che si sgonfiò, dopo la loro dispersione in vari carceri, sino alla definitiva liberazione”.

Il 1° agosto il Giudice istruttore del Tribunale speciale emise una ordinanza di scarcerazione per revoca del mandato di cattura sostenendo che: “l’accusa di aver organizzato in Ustica una insurrezione per impadronirsi delle armi della milizia, impossessarsi dell’isola, e quindi del piroscafo Postale o di altra nave, non soltanto risulta sfornita di ogni prova, ma si chiarisce, a seguito della minuta e completa Istruzione Istruttoria come semplicemente fantastica, fiorita nella mente di informatori in malafede”.




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25 marzo 2008
Al confino a Ventotene
 

 

                                                            di Nello Ajello

Di Ventotene si parla nelle autobiografie dei più celebri antifascisti italiani. Quell'isola a sud di Ponza, a un braccio di mare da Santo Stefano (sede d'un tetro penitenziario) ospitò ciò che può definirsi il Gotha dell'opposizione al regime. Ottocento "confinati" abitarono, ben sorvegliati da trecentocinquanta fra militi fascisti e poliziotti, un lembo di terra lungo 2700 metri e largo meno d'un terzo. "Una ciabatta in mare" così definì l'isola la dirigente comunista Camilla Ravera. Altiero Spinelli - che vi compose e firmò nel 1941, con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, quel manifesto di Ventotene che resta la Bibbia dell'europeismo democratico - la considererà per tutta la vita il "luogo dell'elezione".
Sia Spinelli che la Ravera vi sbarcano, fra molti altri, nel luglio del 1939. Con l'arrivo dei confinati, la popolazione dell'isola raddoppia. La metà, quattrocento circa, sono comunisti. Ma vi è rappresentato ogni partito o corrente dell'antifascismo: anarchici, socialisti, repubblicani, militanti di Giustizia e Libertà, "antigovernativi" senza bandiera.
Sotto la direzione di Mauro Scoccimarro e di Luigi Longo, i militanti del Pci formano a Ventotene uno di quei "collettivi" che sono tipici nella disciplina carceraria del bolscevismo. Riuniti in gruppi di tre persone, le "troike", seguono le lezioni impartite da Girolamo Li Causi e Pietro Secchia. Come in un'"università proletaria", studiano i classici del marxismo, l'"ABC del comunismo", le opere di Lenin e di Stalin. Gestiscono sette mense e una lavanderia. Cominciano a coltivare un podere con bovini, conigli, pollame. Ma proprio all'interno di questa comunità che sembrava politicamente unanime divampa ben presto un dissidio drammatico. A innescarlo è, nell'agosto del '39, il trattato Molotov-Ribbentrop, cioè l'improvviso patto di non-aggressione stipulato dall'Unione sovietica con il governo nazista. Nelle sue memorie Camilla Ravera parla del "dissenso" espresso da lei e da Umberto Terracini, anche lui deportato nell'isola, in contrasto con il "rigido dogmatismo" professato dalla maggioranza dei compagni confinati. Di fatto, si trattò, ai danni dei due, d'un vero apartheid. Per oltre tre anni, Umberto Terracini visse accanto a Scoccimarro senza mai scambiarsi una parola.
"Smarrimento fra i comunisti", chiosa il socialista Sandro Pertini, arrivato a Ventotene dopo complesse peripezie carcerarie. E un altro socialista, Alberto Jacometti, descriverà in un libro di memorie la coppia dei "reprobi", Terracini e Ravera. Sembrano "venuti fuori da un romanzo di Thomas Mann", lei "con quegli occhi luminosi", lui, "lindo, netto, dai brevi gesti aggraziati. Si direbbero diretti a un concerto". Anche del confinato Pertini, Jacometti ha lasciato un ritratto vivace e stupito. "Come fa Sandro", si chiede, "ad essere, su questo scoglio, così elegante?". Chic e pirotecnico: "un uomo- miccia".
A Ventotene un ruolo di rilievo lo svolgono, non ostante l'esiguità del numero, i futuri militanti del partito d'Azione.
Fra questi, i più autorevoli (oltre a Riccardo Bauer) sono Ernesto Rossi e Altiero Spinelli: uscito, quest'ultimo, da una lunga militanza comunista. Al Manifesto del '41 accennavo all'inizio. Occorre aggiungere che per via di quel documento l'isola è oggi, agli occhi di molti, sinonimo di europeismo. "Se Ventotene ha lasciato in me un segno indelebile", scriverà Spinelli, "anch'io l'ho a mia volta segnata. Quel manifesto ha reso il nome dell'isola, prima oscuro, noto in tutta Europa". Ma ancor prima di varare il Manifesto, i due, Rossi e Spinelli, erano divenuti inseparabili. Diversissimi - il primo, "animale da tavolino" come lo definisce Giuseppe Fiori, l'altro vigoroso, gran camminatore e nuotatore, dedito, da confinato, alle attività più varie: orologiaio, contadino, allevatore di polli - li univa un anticonformismo istintivo, la capacità di sorridere.
E' a Ventotene che Spinelli decide di unire la sua vita a quella di Ursula Hirschman, moglie del suo amico Colorni, della quale si è profondamente invaghito. E' lì che Rossi, nel dicembre del '39, consuma la prima notte di nozze con sua moglie Ada, da lui sposata in carcere otto anni prima e mai incontrata nell'intimità. La sposa ha avuto un permesso di "visita natalizia". I due fissano una stanza in una pensioncina all'angolo della piazza Castello. Fuori dell'uscio c'è un militare di guardia. "Dal letto", ricorderà Rossi, "udivamo i suoi sbadigli e quando si soffiava il naso. Era un modo piuttosto incompleto di sentirsi "finalmente soli"". E tuttavia Ernesto scrive a sua sorella: "Passo questi giorni con l'Ada facendo una vita da Pascià". Un esile Pascià antifascista su uno scoglio d'Italia, nel fatale 1939.




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