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AntifascismoResistenza
26 marzo 2008
Zydowski Zwiazek Walki
 La Zydowski Zwiazek Walki (ZZW, termine polacco per Unione combattente ebraica) è stata una organizzazione clandestina di resistenza ebraica che operò durante il secondo conflitto mondiale nell'area del ghetto di Varsavia e prese parte alle operazioni militarti durante la rivolta del ghetto contro le truppe naziste.

La ZZW venne fondata nell'ottobre-novembre 1939 dopo l'invasione tedesca della Polonia da membri dei partiti di destra revisionisti prebellici come il Betar e l' Hatzohar.

La ZZW si occupò, dalla sua fondazione, del reperimento di armi ed aiutando gli ebrei a fuggire illegalmente dal ghetto. Inoltre mantenne rapporti con la resistenza polacca dell' Armia Krajowa che spesso la aiutò nel reperimento di armi e munizioni ed inoltre organizzò diverse fughe di ebrei. In diverse occasioni la ZZW, di ispirazione nazionalista, ebbe attriti con un altro movimento clandestino ebraico, la Zydowska Organizacja Bojowa formata principalmente da appartenenti ai movimenti giovanili di ideali socialisti.

Il comandante della ZZW fu probabilmente Dawid Wdowinski, anche se la mancanza di documenti e fonti ci impedisce di affermarlo con certezza. Il movimento era organizzato in diversi dipartimenti:

  • Dipartimento informazioni, diretto da Leon Rodal
  • Dipartimento organizzativo, diretto da Pawel Frenkel
  • Dipartimento rifornimenti (in polacco Kwatermistrzowski), diretto da Leon Wajnsztok
  • Dipartimento finanziario
  • Dipartimento collegamenti (principalmente per i contatti con l' Armia Krajowa), diretto da Dawid M. Appelbaum
  • Dipartimento sanitario, diretto dal dottor Józef Celmajster (con lo pseudonimo di Niemirski)
  • Dipartimento giudiziario, diretto da Dawid Szulman
  • Dipartimento salvataggi (in polacco Ratowanie), per le evasioni dal ghetto, diretto da Kalma Mendelson
  • Dipartimento tecnologia, trasporti e rifornimenti, che scavò, tra le altre cose, due tunnel sotto le mura del ghetto, diretto da Hanoch Federbusz
  • Dipartimento militare diretto da Pawel Frenkel e Dawid Apfelbaum

Durante la rivolta del ghetto di Varsavia, pare che lo ZZW avesse circa 400 combattenti bene armati raggruppati in 11 unità. Lo ZZW combatté insieme ai militanti dell'AK in via Muranowska (4 unità sotto Frenkel). Dawid M. Apfelbaum prese posizione in via Mila. Il gruppo di Heniek Federbusz organizzò una forte sacca di resistenza in una house vicino a via Zamenhoff. L'unità di Jan Pika prese posizione in via Mila, mentre l'unità di Leizer Staniewicz combatté nelle vie Nalewki, Gesia and Franciszkanska. Il gruppo di Dawid Berlinski prese posizione nella seconda parte di via Nalewki. Roman Winsztok commandava il gruppo vicino a via Muranowska, dov'era situato anche il quartier generale dell'Unione (via Muranowska, 7/9).




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26 marzo 2008
Zydowska Organizacja Bojowa
 La Zydowska Organizacja Bojowa (ZOB, termine polacco per Organizzazione ebraica di combattimento; in yiddish: ?????? ???? ???????????) è stata un movimento di resistenza ebraica durante la Seconda guerra mondiale che ebbe la propria sede nel ghetto di Varsavia. La ZOB era formata principalmente da giovani appartenenti ai movimenti giovanili sionisti di sinistra ed ebbe un ruolo centrale durante l'insurrezione del ghetto di Varsavia. Dopo la liquidazione del ghetto alcuni appartenenti alla ZOB parteciparono, insieme alla resistenza polacca, alla rivolta di Varsavia.
Varsavia in fiamme durante la rivolta del ghetto del 1943
Varsavia in fiamme durante la rivolta del ghetto del 1943

Il 22 luglio 1942 le autorità tedesche di occupazione emanarono un decreto con il quale si stabilì il destino del ghetto: tutti, senza distinzione di età o sesso, dovevano essere "reinsediati" nei territori dell'Est. A seguito di questo ordine iniziò una massiccia deportazione degli ebrei che proseguì fino al 12 settembre 1942 e che vide circa 300.000 persone essere rastrellate e deportate, molte verso il campo di sterminio di Treblinka. Quando questa prima deportazione terminò la popolazione ebraica di Varsavia era ridotta a 55.000-60.000 abitanti.

I movimenti giovanili che successivamente dovevano dare origine alla ZOB, avevano già capito da tempo le intenzioni tedesche di sterminare la popolazione ebraica ed iniziato una campagna educativa e culturale che mirava a propagare la volontà di resistere a tutti i costi, con le armi se necessario.

A differenza delle generazioni più anziane, i gruppi giovanili capirono quello che stava succedendo e non si fecero illusioni sul futuro. Un documento pubblicato dal movimento giovanile Hashomer Hatzair tre mesi prima dell'inizio delle deportazioni dichiarava: "Noi conosciamo i sistemi di Hitler, omicidio, persecuzioni e rapine conducono chiaramente ad un finale di morte e alla distruzione della civiltà ebraica".

Vista la loro capacità di vedere la situazione obbiettivamente, diversi gruppi sionisti giovanili di sinistra, come l' Hashomer Hatzair proposero la creazione di una organizzazione di autodifesa durante un incontro con i leader della comunità ebraica di Varsavia nel marzo 1942. La proposta venne rifiutata dal Bund che considerava impossibile un movimento senza l'appoggio della resistenza polacca e da altri movimenti che, invece, non credevano alla volontà di sterminio degli ebrei da parte dei tedeschi. Inoltre si ipotizzò che ogni movimento di resistenza armato avrebbe provocato dei moti di rappresaglia tedesca contro l'intera comunità ebraica.

I movimenti giovanili e i partiti politici si incontrarono segretamente il 23 luglio 1942 all'interno del ghetto di Varsavia per trovare una linea d'azione comune. La riunione ebbe esito negativo a causa delle diversità di opinione dei partiti politi convenuti. Il 28 luglio 1942 i rappresentanti di tre organizzazioni giovanili ebraiche, Hashomer Hatzair, Dror e Bnei Akiva (tutti di ispirazione socialista) si incontrarono senza la presenza dei rappresentanti dei partiti politici e decisero la fondazione della ZOB. Icchak Cukierman, uno dei leader della ZOB descrisse così le condizioni che portarono alla creazione del movimento: "All'incontro i gruppi giovanili decisero di fondare l'Organizzazione ebraica di combattimento. Solo noi, senza l'appoggio di nessun partito politico".

La ZOB cercò immediatamente dei contatti con la parte "ariana" della città di Varsavia al fine di procurarsi armi e stabilire contatti con i gruppi di resistenza polacchi come l'Armia Krajowa. Con poche eccezioni, viste le dure condizioni repressive all'interno del ghetto, gli ebrei non potevano garantire di mettere al sicuro le armi e i gruppi polacchi erano riluttanti nello sprecare le loro povere risorse per armare il disorganizzato e poco addestrato gruppo di ebrei. Il generale Rowecki, comandante dell'Armia Krajowa, disse: "Ebrei di tutti i gruppi [...] vengono da noi e chiedono armi come se i nostri depositi ne fossero pieni". La questione dell'aiuto alla ZOB venne ulteriormente dibattuta dalla resistenza polacca: la ZOB era infatti un movimento di sinistra con molti simpatizzanti per l'Unione Sovietica. L'Armia Krajowa prevedeva che in futuro l'Unione sovietica ed i gruppi comunisti sarebbero stato l'ostacolo all'indipendenza polacca dopo la sconfitta della Germania. Per questo l'ispirazione di sinistra della ZOB venne sempre vista con sospetto e gli aiuti furono limitati ed irregolari.

Nonostante la grave carenza di armi iniziò la ZOB le sue operazioni: il 29 ottobre 1942 riuscì a colpire il vicecomandante della polizia ebraica del ghetto alla quale fece seguito una massiccia campagna di propaganda diretta contro i collaborazionisti e alle spie dei nazisti. Gli ebrei residenti nel ghetto, infatti, venivano controllati da una speciale polizia ebraica che faceva capo alle autorità tedesche; la ZOB emanò una serie di proclami che minacciavano di morte chiunque fosse stato trovato a collaborare con i nazisti.

Durante le successive deportazioni dal ghetto i tedeschi ebbero successo nel catturare molti importanti ufficiali della ZOB lasciando l'organizzazione in preda al caos. L'ordine poté essere ristabilito in parte con l'afflusso di nuove organizzazioni giovanili sioniste come il Gordonia e lo Noar Zioni all'interno del movimento. L'evento che rafforzò maggiormente la ZOB avvenne quando il Bund, i comunisti e altri adulti appartenenti a movimenti sionisti entrarono a far parte delle sue fila. Mordechaj Anielewicz, il precedente capo dell'Hashomer Hatzair, divenne il nuovo leader della formazione.

Immediatamente la ZOB iniziò una dura repressione nei confronti di coloro che avevano collaborato con i nazisti per la deportazione: tra questi il dottor Alfred Nossig, un conosciuto uomo della comunità ebraica che era diventato informatore delle autorità tedesche. Nonostante queste esecuzioni fossero motivate da vendetta ebbero anche l'effetto collaterale di impaurire coloro che avevano pensato, per motivi di salvezza personale, di cospirare con le forze nemiche.

Il 18 gennaio 1943 i tedeschi iniziarono una seconda ondata di deportazioni. Tra i primi ebrei incolonnati erano presenti numerosi combattenti della ZOB, infiltratisi intenzionalmente. Comandati da Mordechai Anielewicz essi attesero un segnale concordato per uscire dalle colonne ed iniziare un violento combattimento armato contro le unità di scorta tedesche mentre le colonne di deportati si sparpagliavano e la notizia dei combattimenti si diffondeva velocemente nel ghetto informando gli abitanti delle intenzioni naziste. Durante questa "piccola" deportazione i nazisti riuscirono a deportare solo circa 650 ebrei e ucciderne 1.200 durante gli scontri.

Le deportazioni, contrastate da continui atti di resistenza, proseguirono altro quattro giorni. Quando i tedeschi lasciarono il ghetto, il 22 gennaio 1943, gli ebrei sopravvissuti gridarono alla vittoria. Ciò che gli ebrei non sapevano era che non era intenzione dei tedeschi liquidare completamente il ghetto con le deportazioni del gennaio 1943: l'ordine proveniva direttamente da Heinrich Himmler, comandante delle SS, che aveva ordinato di dimezzare la popolazione del ghetto portandola da 40.000 a 26.000 abitanti. I 650 deportati, contro i 24.000 previsti, furono l'unico risultato che le forze tedesche ottennero.

La liquidazione del ghetto iniziò durante la festa di Pesach, la Pasqua ebraica, il 19 aprile 1943. Le strade del ghetto erano deserte, la maggior parte dei 30.000 abitanti rimasti era nascosta in sotterranei adeguatamente predisposti, molti dotati di elettricità ed acqua corrente ma che purtroppo non permettevano nessuna via di fuga.

Quando i tedeschi marciarono dentro il ghetto si scontrarono con la fiera resistenza armata dei combattenti che li attaccarono sparando dalle finestre dei piani superiori dei palazzi. I difensori del ghetto utilizzarono diverse tattiche di guerriglia e disponevano del vantaggio tattico di trovarsi in alto rispetto ai loro avversari; questo vantaggio venne annullato quando i tedeschi iniziarono ad incendiare sistematicamente tutti i palazzi obbligando i difensori a rifugiarsi negli scantinati. Il fuoco consumò rapidamente l'ossigeno degli scantinati dei palazzi rendendoli delle soffocanti trappole mortali.

Entro il 16 maggio 1943, il generale Jürgen Stroop che aveva ricevuto l'ordine di liquidare il ghetto poté affermare che il compito (chiamato dai tedeschi Grossaktion) era stato portato a termine. Per celebrare il successo egli ordinò di radere al suolo la Grande Sinagoga di Varsavia. Il ghetto era distrutto e quello che rimaneva della rivolta era stato schiacciato.
Il memoriale dedicato alle vittime della rivolta nel ghetto di Varsavia 
Il memoriale dedicato alle vittime della rivolta nel ghetto di Varsavia

Anche dopo la distruzione del ghetto un piccolo numero di ebrei riuscì a trovare scampo nascondendosi nella zona "ariana" della città: durante gli ultimi mesi del ghetto circa 20.000 ebrei, riuscirono a fuggire. Alcuni di questi, componenti delle formazioni giovanili ebraiche come Kazik Ratajzer, Icchak Cukierman e Marek Edelman parteciparono successivamente alla Rivolta di Varsavia del 1944.

Nonostante molti membri e comandanti dei movimenti giovanili ebraici morissero nel ghetto, i movimenti sopravvissero e ancora oggi possono trovare in diverse nazioni. I gruppi di sinistra Hashomer Hatzair e Habonim Dror sono attivi in Sudafrica, Gran Bretagna, Argentina, Cile, Italia, Stati Uniti, Israele, Messico ed Australia. Il movimento giovanile di destra Betar ha largo seguito negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale.




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26 marzo 2008
Babi Yar
 Babi Yar (russo ????? ??, Ucraino ????? ??, Babyn Yar) è il nome di un fossato nei pressi della città ucraina di Kiev. Durante la seconda guerra mondiale fra il 29 e il 30 settembre del 1941, nazisti e collaborazionisti ucraini massacrarono 33.731 civili fra ebrei, zingari e slavi.

I tedeschi raggiunsero Kiev il 19 settembre 1941. I partigiani e i servizi sovietici dell'NKVD avevano minato una serie di edifici nel centro della città e li fecero esplodere il 24 settembre provocando centinaia di di vittime fra le truppe tedesche e lasciando oltre 50.000 civili senza tetto.

Il 28 settembre vennero affissi per la città manifesti recanti la dicitura seguente: "Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 Settembre 1941, all'angolo fra le vie Melnikovsky e Dokhturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato."

I più, inclusi i 175.000 della comunità ebraica di Kiev, pensarono che gli ebrei sarebbero stati deportati. Già il 26 settembre invece, in una riunione fra il comandante militare di Kiev, Generalmajor Eberhardti, l'ufficiale comandate lo Einsatzgruppe C, SS-Brigadeführer Dr Otto Rasch, e l'ufficiale comandate il Sonderkommando 4a, SS-Standartenführer Paul Blobel, si era deciso di ucciderli per rappresaglia agli attentati del 24 settembre, ai quali erano peraltro estranei.Gli ebrei di Kiev si radunarono presso il cimitero, aspettando di essere caricati sui treni. La folla era tale che molti degli uomini, donne e bambini non capivano cosa stesse accadendo e quando udirono il rumore delle mitragliatrici, era troppo tardi per fuggire. Vennero condotti in gruppi di dieci attraverso un corridoio di soldati.

Gli ebrei furono obbligati a spogliarsi, picchiati se resistevano, infine uccisi con armi da fuoco sull'orlo del fossato. Secondo lo Einsatzbefehl der Einsatzgruppe Nr. 101, almeno 33,771 ebrei da Kiev e dintorni vennero trucidati a Babi Yar fra il 29 e il 30 Settembre 1941: abbattuti sistematicamente con le mitragliatrici. Almeno 60.000 persone, inclusi rom e prigionieri di guerra russi vennero uccisi in seguito in questo sito.

Esecutore del massacro fu lo Einsatzgruppe C, supportato da membri del battaglione Waffen-SS e da unità della polizia ausiliaria ucraina. La partecipazione di collaborazionisti a questi eventi, oggi documentata e provata, è tema di un pubblico e doloroso dibattito in Ucraina.

All'avvicinarsi dell'Armata Rossa, nell'agosto del 1943 i nazisti cercarono di occultare le prove del massacro. I reparti della Sonderaktion 1005 al comando di Paul Blobel impiegarono 327 prigionieri per esumare e bruciare i corpi. I prigionieri portarono a termine il compito in sei settimane.

Quelli troppo malati o troppo lenti furono fucilati sul posto.

Il massacro degli ebrei a Babi Yar ispirò al poeta russo Evgenij Evtušenko un poema pubblicato nel 1961 e messo in musica l'anno seguente da Dmitrij Šostakovic nella sua Sinfonia N. 13.

Per ragioni politiche (la partecipazione di elementi ucraini all'eccidio) un monumento ufficiale sul sito non fu costruito fino al 1976 e comunque non vi venivano menzionati gli ebrei. Sono occorsi altri 15 anni perché venisse eretto un nuovo monumento rappresentante la menorah.




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26 marzo 2008
Pogrom di Leopoli
 

Prima della guerra Leopoli possedeva la terza maggior popolazione ebraica in Polonia che raggiunse gli oltre 200.000 ebrei quando i rifugiati entrarono nella città a seguito degli eventi bellici. Immediatamente dopo l'ingresso delle truppe tedesche nella città gli Einsatzgruppen, coadiuvati da collaborazionisti civili organizzarono dei massicci pogrom che giustificarono come rappresaglia dei precedenti omicidi effettuati dall'NKVD sovietico, nonostante gli ebrei fossero stati perseguitati anche da questi. Nonostante l'affermazione di alcuni studiosi chiami i collaborazionisti "nazionalisti ucraini", la loro appartenenza effettiva politica all'Organizzazione dei nazionalisti ucraini è ancora oggi dibattuta. Durante il pogrom durato quattro settimane dalla fine di giugno al luglio del 1941 circa 4.000 ebrei vennero uccisi.

Il 25 luglio 1941 venne effettuato un secondo pogrom, detto de "I giorni di Petliura", a seguito dell'omicidio del leader ucraino Symon Petliura. Circa 2.000 ebrei persero la vita, in maggioranza uccisi in gruppi a colpi di arma da fuoco da civili collaborazionisti dopo essere stati costretti a marciare fino la cimitero ebraico o alla prigione di Lunecki.

I pogrom, le uccisioni effettuate dagli Einsatzgruppen, le difficili condizioni nel ghetto e la deportazione verso i campi di sterminio, incluso il locale "campo di lavoro" di Janowski, portarono alla quasi completa distruzione della popolazione ebrea. Nel 1944, quando i russi rientrarono in possesso di Leopoli, solo 200-300 ebrei erano ancora in vita.

Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal fu uno dei più famosi sopravvissuti ebrei di Leopoli, benché fosse stato deportato in un campo di concentramento invece di condividere la durissima sorte che toccò alla città.




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26 marzo 2008
Pogrom di Jedwabne
 Il pogrom di Jedwabne (conosciuto anche come massacro di Jedwabne) fu un pogrom effettuato nel villaggio e nelle vicinanze di Jedwabne, in Polonia, e scatenato contro gli abitanti ebrei della zona nel luglio 1941, durante la Seconda guerra mondiale. Nonostante per un lungo periodo si sia supposto che il pogrom fosse stato effettuato dagli Einsatzgruppen nazisti oggi si suppone che esso venne in larga misura, se non completamente, effettuato dagli abitanti polacchi non-ebrei della zona: se e quanto le forze occupanti tedesche vennero coinvolte nell'operazione rimane un mistero insoluto.

A seguito dell'attacco portato nel giugno 1941 all'Unione Sovietica, le truppe tedesche si rimpossessarono rapidamente delle zone che l'Unione Sovietica si era annessa nel 1939 come conseguenza del patto di non aggressione russo-tedesco. I tedeschi, attraverso la propria propaganda, fomentarono la popolazione polacca ed asserirono che gli ebrei avevano collaborato con i sovietici nei crimini commessi in Polonia prima del loro arrivo e le SS organizzarono l'intervento degli Einsatzgruppen (gruppi speciali) per uccidere gli ebrei del territorio occupato. La cittadina di Wizna, per esempio, nei pressi di Jedwabne (nel nord-est della Polonia) vide l'intervento degli Einsatzgruppen nell'uccisione di diverse decine di ebrei.

Il mese successivo, il 10 luglio 1941, gli abitanti non-ebrei di Jedwabne circondarono i loro vicini ebrei e tutti coloro che riuscirono a trovare, compresi gli ebrei in visita da paesi vicini e i residenti dei villaggi circostanti come Wizna e Kolno. Il gruppo venne condotto nella piazza di Jedwabne, dove venne assalito e picchiato. Un gruppo di quaranta o cinquanta ebrei, tra i quali il rabbino della locale comunità, vennero costretti a demolire il monumento dedicato a Lenin, costruito durante l'occupazione sovietica. Questo gruppo venne successivamente ucciso e gettato in una fossa comune insieme ai frammenti del monumento distrutto.

Successivamente - le deposizioni dei testimoni variano da una a diverse ore - la maggior parte degli ebrei rimasti in vita dopo le violente percosse e che ancora si trovavano sulla piazza, vennero rinchiusi in un granaio al quale venne appiccato fuoco; morirono bruciati vivi.

Fino al 2000 venne comunemente accettato che il massacro Jedwabne fosse stato commesso dagli Einsatzgruppe delle SS tedesche. A tale data un dettagliato studio dell'evento venne pubblicato dallo storico polacco-americano Jan T. Gross. L'autore descrisse il massacro come un pogrom e concluse che gli ebrei erano stati circondati da una folla di polacchi non-ebrei senza l'intervento da parte degli Einsatzgruppe o di altre forze tedesche.

In maniera scontata lo studio causò enormi controversie in Polonia e molti si interrogarono sulla validità delle conclusioni. Tomasz Strzembosz, professore all'Università cattolica di Lublino e all'Accademia polacca di scienze - Istituto di studi politici, sostenne che anche i polacchi fossero stati coinvolti, l'operazione era stata supervisionata dagli occupanti tedeschi (le tesi di Strzembosz, in inglese).

A seguito di una intensa attività di investigazione, tuttavia, l'Istituto polacco per il Ricordo nazionale (Instytut Pamieci Narodowej, IPN) rilasciò, nel 2002, un rapporto nel quale si faceva carico di alcune tesi espresse da Gross, anche se il numero di ebrei uccisi (circa 380) era decisamente inferiore ai 1.600 riportati negli anni precedenti (la conferma del numero preciso di vittime non fu possibile a causa dell'opposizione delle autorità religiose ebree all'esumazione dei corpi). L' IPN scoprì che all'eccidio erano presenti presenti otto poliziotti tedeschi e per questo il grado di coinvolgimento tedesco rimane una questione aperta. Molti testimoni asserirono di aver visto soldati tedeschi quel giorno a Jedwabne mentre altri affermarono il contrario.

Come la sentenza di un tribunale sancisce, l'attiva partecipazione della popolazione non-ebrea è oltre ogni dubbio, ma rimane aperta la questione della natura e delle modalità dell'intervento tedesco.




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26 marzo 2008
Pogrom di Iasi
 Il pogrom di Iasi, in Romania, del 28 e 29 giugno 1941 e fu uno dei più violenti pogrom della storia ebraica e venne scatenato dalle forze governative della città di Iasi contro la popolazione ebraica. In accordo con con quanto accertato successivamente dalle autorità rumene il pogrom portò brutale uccisione di almeno 13.266 ebrei.

La Romania fu alleata della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale e ne riprese le politiche antisemite. Nel periodo compreso tra il 1941 e il 1942 vennero pubblicate sul Monitorul Oficial (gazzetta ufficiale rumena) trentadue leggi, trentun decreti legge e diciassette risoluzioni governative tutte di stampo chiaramente antisemita. La Romania partecipò inoltre con la Germania all'invasione dell'Unione Sovietica.

Il 27 giugno 1941 il dittatore rumeno Ion Antonescu telefonò al colonnello Constantin Lupu, comandante della guarnigione di Iasi, ordinandogli formalmente di "ripulire Iasi della popolazione ebrea", mettendo in atto il pogrom che erano stato pianificato precedentemente.

Erano già circolate voci, enfatizzate dalla stampa del regime, che affermavano che paracadutisti sovietici erano atterrati nelle vicinanze di Iasi e che gli ebrei stavano collaborando con loro. La settimana precedente il pogrom i segnali divennero sempre più minacciosi: le case dei residenti cristiani vennero contrassegnate da croci, gli ebrei furono costretti a scavare grandi fosse nel cimitero e i soldati iniziarono a fare irruzione delle case di ebrei alla ricerca di "prove" del loro collaborazionismo con il nemico. Il 27 giugno le autorità accusarono ufficialmente la comunità ebraica di "sabotaggio" ed eccitarono falsamente l'odio di soldati e polizia riferendo loro che gli ebrei avevano attaccato i soldati per le strade.Rapidamente i soldati rumeni, la polizia e la plebaglia iniziarono il massacro degli ebrei ed almeno 8.000 di essi vennero uccisi nelle prime fasi del pogrom. Le autorità rumene arrestarono inoltre altri 5.000 ebrei, convogliandoli verso la stazione ferroviaria, sparando a coloro che non si muovevano abbastanza velocemente e derubandoli di tutti i loro averi. Oltre 100 persone vennero stipate in ogni carro ferroviario e molti morirono di sete, inedia e soffocati a bordo dei due treni che, per otto giorni, viaggiarono attraverso la campagna rumena.Il numero totale delle vittime del pogrom di Iasi è sconosciuto, ma dovrebbe essere superiore al totale di 13.266 vittime identificate dal governo rumeno ed avvicinarsi alle 15.000 reclamate dalla comunità ebraica di Iasi.




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26 marzo 2008
Julius Streicher
 ulius Streicher (Fleinhausen, 12 febbraio 1885 - Norimberga, 16 ottobre 1946) fu un leader del Partito nazionalsocialista, editore del settimanale violentemente antisemita Der Stürmer e di altre pubblicazioni - alcune per bambini - e Gauleiter di Franconia dal 1925 al 1940. Dopo la guerra Streicher figurò tra gli imputati al processo di Norimberga, accusato di essere uno dei principali istigatori dell'odio razziale nei confronti della popolazione ebraica che aveva condotto alla Shoah (Olocausto).
Julius Streicher, fotografato durante il processo di Norimberga
Julius Streicher, fotografato durante il processo di Norimberga

Streicher nacque a Fleinhausen, nei pressi di Augusta nella Baviera meridionale. Egli fu il nono figlio della famiglia: il padre era un insegnante ed un fervente cattolico; l'adorata madre, anch'essa profondamente credente, venne definita successivamente da Streicher «la fortezza della mia infanzia». All'età di tredici anni iniziò un corso, della durata di cinque anni, per divenire maestro elementare. Completato il corso, nel gennaio 1904, iniziò la sua carriera di insegnante. Dopo un primo periodo trascorso in seno alla Chiesa cattolica, Streicher si allontanò dalla fede e divenne, negli anni, anticlericale. Nel 1909 si trasferì a Norimberga, dove visse il resto della vita.

Nel 1912 Streicher entrò a far parte Partito democratico. Streicher si distinse come oratore in occasione di diversi incontri del Partito e la sua fama, seppur circoscritta all'ambiente di Norimberga, iniziò ad aumentare. Stando a quando riferì lo stesso Streicher durante il processo di Norimberga fu in questa fase che egli, per la prima volta, si rese conto della "differenza" degli ebrei rispetto alla restante popolazione tedesca.

Nel 1913 Streicher si sposò con Kunigunde Roth: il primo figlio Lothar nacque nel 1915 e successivamente divenne articolista su Der Sturmer; il secondo figlio, Elmar, nacque nel 1918.Allo scoppio del primo conflitto mondiale Streicher si arruolò nell'arma di fanteria dell'esercito tedesco. Combatté inizialmente sul fronte francese, dove si distinse come combattente, tanto da meritare, primo della sua compagnia, la Croce di Ferro di Seconda Classe. Nel 1917 venne promosso ufficiale e combatté sul fronte rumeno e quello italiano. Tornato nel 1918 in Francia venne nuovamente decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe, una delle massime onorificienze al valore tedesche. Terminato il conflitto nel novembre 1918, Streicher rientrò in Germania e riprese il lavoro di maestro elementare.

Deluso, come molti altri veterani tedeschi, dalla sconfitta subita dalla Germania, Streicher iniziò a ragionare sui motivi che avevano condotto il suo popolo alla disfatta. In questo periodo i tedeschi, desiderosi di trovare una giustificazione alla sconfitta che tutelasse il loro onore militare iniziarono a costruire quella che è passata alla storia come Dolchstoßlegende - la leggenda della pugnalata alle spalle. Secondo tale interpretazione la Germania sarebbe stata sconfitta non sul campo di battaglia, bensì dai corrotti politicanti della Repubblica di Weimar, dai comunisti e dall'«internazionale ebraica».

Streicher nel 1919 lesse per la prima volta i Protocolli dei Savi di Sion - un falso documento storico della fine del XIX secolo che ipotizzava un piano per la conquista del mondo da parte degli ebrei. Nello stesso periodo lesse inoltre l' Handbuch der Judenfrage (Manuale della questione ebraica) dello scrittore antisemita Theodor Fritsch. Questi due scritti, uniti alla ricerca di un capro espiatorio per la sconfitta subita, influenzarono profondamente Streicher che iniziò a vedere negli ebrei la fonte di ogni problema della Germania e terminando il processo di "conversione" all'antisemitismo iniziato già prima della guerra. Alla fine del 1919 Streicher pronunciò il primo discorso antisemita in pubblico.

Nel 1919 Streicher collaborò alla fondazione del Partito socialista tedesco (Deutschsozialistische Partei, DSP), violentementa antisemita, del quale divenne rapidamente il maggiore esponente. Nel 1921 Streicher iniziò la pubblicazione della rivista del partito, il Deutscher Volkswille attraverso il quale si impegnò in violenti attacchi propagandistici contro gli ebrei.

Nel 1922 il DSP e la maggior parte dei suoi membri - Streicher incluso - confluì nel Partito nazionalsocialista (NSDAP), che da poco aveva trovato in Adolf Hitler il proprio leader carismatico. L'anno successivo ebbe inizio la pubblicazione di Der Stürmer.

Streicher partecipò attivamente al fallito tentativo di colpo di stato organizzato da Hitler e dal Partito nazista il 9 novembre 1923 e passato alla storia con il nome di Putsch della Birreria - dal nome di una birreria di Monaco, la Bürgerbräukeller, nella quale Hitler pronunciò il discorso che diede avvio al tentativo.

In qualità di direttore della propaganda Streicher ebbe il compito, come oratore, di fomentare le masse di Monaco. In seguito marciò alla testa del corteo dei rivoltosi che muovevano verso la Feldherrnhalle (un complesso monumentale in ricordo dei Caduti), dove la polizia bavarese aprì il fuoco provocando almeno 16 morti e dozzine di feriti, stroncando sul nascere il colpo di stato. Fuggito insieme agli altri rivoltosi, Streicher venne arrestato nei giorni successivi e condannato ad un mese di prigione da scontare presso la prigione di Landsberg, dove venne rinchiuso anche Hitler condannato ad una pena di 14 mesi. Le autorità bavaresi sospesero inoltre la pubblicazione di Der Stürmer, che riprese però la pubblicazione nel marzo del 1924, e lo licenziarono - ufficialmente Streicher era ancora maestro elementare.

Il coinvolgimento di Streicher nel fallito putsch rimase sempre nel ricordo di Hitler che negli anni successivi supportò attivamente il suo vecchio camerata, anche quando gli altri gerarchi nazisti, infastiditi dalla rozza violenza di Der Stürmer e dal comportamento scandaloso di Streicher, avrebbero voluto estrometterlo dal potere. L'affetto di Hitler nei confronti del fedele camerata fu tale che egli ricordò Streicher nel Mein Kampf, scritto in occasione del periodo trascorso in carcere a Landsberg.

Uscito dal carcere, forte dell'amicizia di Hitler, Streicher riprese le proprie attività editoriali. Nel periodo tra il 1924 ed il 1933, egli subì numerosi processi per gli articoli pubblicati su Der Stürmer, scontando circa 8 mesi in carcere. Nonostante i pro

Nel 1925 Streicher venne nominato Gauleiter di Franconia (con capoluogo Norimberga, nella quale si teneva l'annuale Congresso del Partito nazionalsocialista), un ruolo che mantenne anche dopo la conquista del potere del Partito nazionalsocialista avvenuta nel 1933. La posizione di Gauleiter gli permise di incrementare rapidamente la propria fortuna attraverso la pubblicazione di giornali antisemiti - sempre più letti -, e il sequestro dei beni precedentemente appartenuti agli ebrei. Nello stesso anno egli venne promosso al grado onorario di Obergruppenführer delle SA.

Il 1°aprile 1933 Streicher, in qualità di presidente della commissione centrale, fu in prima linea nell'organizzazione del boicottaggio a danno delle attività commerciali di proprietà ebraica, organizzato dai nazisti, primo atto di una lunga serie di misure discriminatorie operate dal regime per escludere e successivamente sterminare la popolazione ebrea.

blemi legali con le autorità il 6 aprile 1924 venne eletto membro del parlamento bavarese.Attraverso i suoi articoli Streicher supportò entusiasticamente l'approvazione delle leggi di Norimberga nel 1935 vedendo in esse il compimento di «quindici anni di lavoro di spiegazione» compiuto attraverso le proprie riviste. In qualità di Gauleiter Streicher aizzò l'odio dei tedeschi contro gli «assassini ebrei» e partecipò attivamente al violento pogrom scatenato la notte tra il 9 ed il 10 novembre 1938 e conosciuto come Notte dei cristalli (Reichskristallnacht).

Nonostante l'amicizia di Hitler, nel febbraio 1940 Streicher venne destituito dalla carica di Gauleiter dopo le indagini di una commissione voluta da Hermann Göring per malversazioni nell'amministrazione della Franconia - una delle accuse principali era l'appropriazione indebita di beni appartenuti agli ebrei. Dopo la guerra Streicher affermò che le vere cause erano da ricercarsi nelle affermazioni che egli aveva fatto e relative al presunto concepimento in laboratorio della figlia di Göring, accusato di non essere abbastanza uomo per concepirla naturalmente. La commissione, che operò nella massima segretezza per evitare scandali ed incrinare la fiducia popolare nel Partito, trovò Streicher colpevole e lo rimosse dalla carica di Gauleiter.

I gerarchi ostili a Streicher (tra i quali figuravano anche Hess, Goebbels ed Himmler) colsero la favorevole occasione per destituire completamente la sua autorità agli occhi di Hitler ed allontanarlo definitivamente dai più influenti circoli nazisti, proponendo anche il divieto di pubblicazione per Der Stürmer. La rivista veniva infatti considerata da Goebbels troppo violenta e quindi controproducente alla propaganda estera e da Himmler troppo "pericolosa" per la segretezza del programma di sterminio sistematico che si stava allora pianificando.

Anche in questo caso non mancò l'appoggio di Hitler, che pur confermandone a malincuore l'allontanamento dalla carica di Gauleiter, impedì ulteriori attacchi, limitandosi ad una serie di blande misure che ordinarono a Streicher di ritirarsi nella sua casa di campagna nei pressi di Norimberga dalla quale, teoricamente, non avrebbe più potuto avere contatti con alte cariche del governo o pronunciare discorsi a nome del Partito. Hitler negò l'assenso a sospendere la pubblicazione di Der Stürmer che egli considerava un'importante veicolo di propaganda.Il 20 aprile 1923 Streicher pubblicò il primo numero di Der Stürmer, il settimanale illustrato che raggiunse negli anni la tiratura di quasi 500.000 copie. Der Stürmer utilizzò un violento stile scandalistico basato su menzogne, oscenità e volgari caricature, spesso a sfondo pornografico, che mettevano in guardia la popolazione tedesca dal pericolo della «perversione giudaica» e rappresentò un importante veicolo propagandistico per le politiche antisemite del Partito nazionalsocialista. Nel 1933 Streicher, ormai influente e ricco leader nazista, iniziò la pubblicazione del quotidiano Fränkische Tageszeitung e di numerose altre riviste locali distribuite nella zona di Norimberga.A partire dal 1936 la casa editrice Stürmer-Verlag, di proprietà di Streicher, intraprese la pubblicazione di libri per bambini. Illustrati e scritti con l'alfabeto allora in uso nelle scuole elementari tedesche, riportavano filastrocche inneggianti la supremazia della razza ariana e i pericoli insiti nella «contaminazione» del popolo tedesco con l'«eterno giudeo». Tali libri ebbero un'ampia diffusione nelle scuole tedesche, raggiungendo tirature superiori alle 100.000 copie. Tra i più importanti titoli «pedagogici» pubblicati da Streicher:

Streicher affrontò in maniera compulsiva il problema della «corruzione razziale» delle donne tedesche da parte degli ebrei, probabilmente a causa di turbe psichiche a sfondo pornografico e che trovarono riscontro nella sua "scandalosa" vita privata.

Le sue riviste (ed i suoi discorsi) traboccarono di storie, immagini e caricature di giovani ragazze "ariane" stuprate da "perversi" ebrei nel tentativo di corromperne la "purezza razziale".

Tra le più virulente campagne lanciate da Streicher fu quella che accusava gli ebrei di compiere omicidi rituali a danno di bambini cristiani iniziata nel 1934 con diversi articoli apparsi su Der Stürmer e proseguita negli anni successivi. La campagna suscitò lo sdegno del mondo tanto da far intervenire l'Arcivescovo di Canterbury che protestò presso le autorità tedesche che reagirono accusandolo di essere al soldo dell'«internazionale ebraica».

Come in molte altre campagne propagandistiche Streicher e i suoi collaboratori utilizzarono una base pseudo-storica, sfruttando una credenza medioevale che accusava gli ebrei di sacrificare bambini cristiani durante la celebrazione del Pesach, la Pasqua ebraica. Der Stürmer accusò che l'ipotizzata usanza fosse ancora celebrata, adducendo a sostegno numerose "prove". Negli anni successivi vennero pubblicate numerose foto - ovviamente contraffatte - di gruppi di ebrei intenti ad uccidere e seviziare bambini e giovani donne tedeschi oltre che una serie di articoli "storici" tratti da processi e cronache medioevali.

Nel corso della guerra Streicher si ritirò nella sua villa di Norimberga rimanendo esclusivamente editore ed articolista di Der Stürmer e delle altre pubblicazioni della Stürmer-Verlag. Nonostante non ricoprisse più cariche pubbliche, proseguirono gli scandali circa il suo comportamento privato e violente proteste per le riviste che pubblicava. A dispetto di questo Hitler difese sempre le azioni del suo vecchio e fedele camerata, mettendo a tacere le voci e coprendo gli scandali - molti, a sfondo sessuale, lo vedevano coinvolto con mogli di alti funzionari nazisti.

Nel 1943 la prima moglie morì ed egli si risposò con la segretaria Adele Tappe. Con l'avvicinarsi del termine del conflitto Streicher, ancora fedele all'ideale nazista ed intendendo non arrendersi, fuggì verso le Alpi, dove la propaganda nazista aveva illuso fosse stato preparato un «ridotto alpino» dal quale effettuare l'ultima resistenza. Ovviamente tale «ridotto» esisteva solo nella fantasia di Hitler e di pochi fedeli e la guerra finì dopo poco.

Il 23 maggio 1945 Streicher, riconosciuto, venne arrestato dalle forze armate statunitensi.

Julius Streicher venne imputato al processo di Norimberga ed accusato di aver istigato, attraverso le colonne di Der Stürmer e delle altre sue pubblicazioni, l'odio razziale. Nel corso dei test di intelligenza effettuati dalle autorità americane nel corso del processo Streicher risultò l'imputato meno dotato, con un quoziente intellettivo inferiore alla media. Per tutta la durata del processo continuò a considerare i suoi accusatori di «razza ebraica» e a vantarsi di essere in grado di riconoscerli con una sola occhiata.

Nei dibattimenti pubblici e nelle conversazioni private con lo psicologo americano George M.Gilbert e dello psichiatra Leon Goldensohn si distinse per l'ottusa trivialità e il continuo riferimento alla «diversità» e «perversione» del popolo ebraico pur cercando di difendersi dalle accuse asserendo di essere stato solo un «filosofo» (utilizzò anche il termine «profeta» e «dotto erudito») e quindi non perseguibile per l'attuazione pratica delle proprie idee. Il suo comportamento lo portò ad essere emarginato anche dagli altri co-imputati al processo.

Julius Streicher venne riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità e condannato alla pena di morte per impiccagione. Il 16 ottobre 1946 venne impiccato nel carcere di Norimberga.




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26 marzo 2008
Alfred Jodl
 Alfred Jodl (Würzburg10 maggio 1890 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un generale tedesco. È stato Chef des Wehrmachtführungsstabes (Capo dello Staff) dell'OKW durante la Seconda guerra mondiale.

Alfred Jodl

Alfred Jodl nacque a Würzburg, in Baviera, da una famiglia di tradizione militare - il padre e il nonno erano stati entrambi ufficiali di cavalleria - , ma il non appartenere alla casta prussiana, che teneva saldamente le redini dell'esercito, lo costrinse ad una iniziale condizione di isolamento all'interno delle gerarchie militari. Partecipò al primo conflitto mondiale e conobbe il generale Wilhelm Keitel nelle Fiandre, presso lo Stato maggiore. Insieme a Keitel venne promosso capitano.

Come quasi tutti i membri del corpo degli ufficiali, Jodl risentì della mortificazione del Trattato di Versailles, e per conseguenza non rimase insensibile al fascino del nazismo, che ritenne essere l'unica forza in grado di restituire alla Germania la sua antica grandezza.

Nell'agosto 1939, già maggiore generale e comandante di divisione, fu chiamato da Keitel a ricoprire la carica di capo dell'ufficio Comando e Operazioni dell'Oberkommando der Wehrmacht (OKW). In questo ruolo, Jodl divenne il consigliere strategico di Hitler, e fu d'altra parte compito specifico dell'ufficio da lui diretto mettere a punto con intelligenza ed efficacia i più importanti operativi. Jodl, ufficiale serio e capace, aveva però un grave difetto, quello di credere sinceramente nel "genio militare" di Hitler. Tuttavia, a differenza del suo vecchio amico Keitel, egli non risparmiò a Hitler critiche severe e decise obiezioni a riguardo di certe scelte del Führer. In una di queste occasioni, durante la campagna di Russia - che di fatto segnò il definitivo declino delle fortune del Terzo Reich e l'inizio della disfatta - Hitler, che non consentiva a nessuno di contraddirlo, lo accusò pubblicamente di insubordinazione: Jodl, in disgrazia, rimase ai margini per circa un anno prima di riappacificarsi con Hitler.

Nel maggio 1945 divenne capo di Stato maggiore del governo Dönitz, secondo i voleri espressi dal Führer nel suo testamento politico. Alle 2:41 del 7 maggio 1945 a Jodl toccherà di firmare, alla presenza di ufficiali francesi e sovietici, la dichiarazione di resa incondizionata della Germania alle forze sovietiche e alleate: "il sottoscritto colonnello generale Jodl, consegna tutte le forze armate al comando supremo delle forze armate alleate e contemporaneamente al comando supremo sovietico alle condizioni di capitolazione. Il comando supremo tedesco proclama immediatamente l'ordine di cessare le operazioni in corso a partire dalle ore 23 dell'8 maggio".

Imputato al processo di Norimberga, Jodl fu ritenuto responsabile, insieme a Keitel, della condotta tenuta dalla Wehrmacht nei confronti delle popolazioni dei paesi occupati e dei prigionieri di guerra. Condannato a morte, fu l'ultimo a salire al patibolo nella camera delle esecuzioni del carcere di Norimberga, nelle prime ore del mattino del 16 ottobre 1946. Al momento dell'esecuzione gridò, in tedesco: "Ti saluto, Germania mia"

Il 28 febbraio 1953 fu riabilitato postumo da una corte tedesca, che lo riconobbe non colpevole di crimini contro le leggi internazionali imputatigli al Processo di Norimberga.




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26 marzo 2008
Alfred Rosenberg
 Alfred Rosenberg (Tallinn12 gennaio 1893 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un politico tedesco, membro del Partito nazista ed il massimo esponente della sua ideologia.

Alfred Rosenberg

Figlio di un calzolaio di origine baltica, Rosenberg nacque in Estonia, che all'epoca faceva parte dell'Impero Zarista; a Riga studiò architettura. Dopo iniziali simpatie per il comunismo, a Monaco conobbe Hitler aderendo al piccolo partito dei lavoratori tedeschi del cui giornale (Völkischer Beobachter), nel 1921, divenne il principale redattore.

Nel 1923 prese parte al fallito Putsch di Monaco; a seguito di ciò Hitler fu arrestato, il partito sciolto e il giornale cessò le pubblicazioni. Dopo il rilascio del Führer riprese la sua attività, divenendo l'intellettuale del partito. Hitler lo nominò nel 1933 Reichsleiter a capo dell'ideologia e della politica estera dello NSDAP. Si fece conoscere grazie ai primi scritti razzisti (La traccia degli ebrei attraverso i tempi, Peste in Russia e altri) in cui riprendeva le teorie antisemitiche di altri filosofi. Fu con Il Mito del XX Secolo (Der Mythus des 20 Jahrhunderts), che la sua fama divenne mondiale.Nelle sue pubblicazioni Rosenberg riteneva gli Africani al pari degli Ebrei e delle altre popolazioni semitiche, ma mostrava disprezzo anche per i Latini e gli Slavi. Al vertice di questa gerarchia si trovano, ovviamente, gli Ariani (Tedeschi, Scandinavi ed altre popolazioni nordiche). Ma Rosenberg si accanì anche contro il Cristianesimo, come Baldur von Schirach, ammirando i paganesimo dei Celti e dei Germani. Durante la guerra Rosenberg fu nominato Ministro per i territori occupati dell'Est (Paesi Baltici, Bielorussia, Ucraina, l'area del Caucaso e la Russia Europea) e si occupò in prima persona delle deportazioni di migliaia di Ebrei.

Il libro più famoso di Rosenberg, il Mito del XX secolo, venduto a milioni di copie, esprime una posizione del nazionalsocialismo, che ufficialmente era aconfessionale, nei confronti della Chiesa cattolica. Nel passo che segue vi sono alcune affermazioni comuni anche al cosiddetto "cristianesimo positivo": si auspica la formazione di una chiesa germanica, svuotata di fatto del suo contenuto cristiano sostituito dai miti neopagani della razza nordica, e si accusa la Chiesa cattolica di essere profondamente antigermanica, cioè antinazista.
Rosenberg venne catturato dagli Alleati alla fine della guerra. Sedette in prima fila al Processo di Norimberga dove fu riconosciuto colpevole e condannato a morte. La sentenza ("Tod durch den Strang", cioè morte mediante impiccagione) fu emessa il 1° ottobre 1946 e due settimane dopo, il mattino del 16, Rosenberg venne giustiziato.




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26 marzo 2008
Ernst Kaltenbrunner
 Ernst Kaltenbrunner (Ried im Innkreis4 ottobre 1903 – Norimberga16 ottobre 1946) è stato un militare tedesco. Membro delle SS, ottenne il comando del RSHA nel 1943 dopo la morte di Reinhard Heydrich.

Heinrich Himmler, Franz Ziereis e Ernst Kaltenbrunner in visita a Mauthausen nel 1941.
Heinrich Himmler, Franz Ziereis e Ernst Kaltenbrunner in visita a Mauthausen nel 1941.

Kaltenbrunner nacque a Ried im Innkreis, in Austria, figlio di un avvocato. Dopo aver frequentato l'Università di Graz, ottenne l'abilitazione ad avvocato nel 1926; professione che esercitò dapprima a Linz, poi a Salisburgo e nuovamente a Linz dal 1928.

Entrò nel Partito nazista e nelle SS austriache nel 1932, dapprima come Gauredner (oratore distrettuale) e in seguito Rechtsberater (consulente legale) dell'VIII divisione delle SS. Nel gennaio del 1934 venne per un breve periodo incarcerato nel campo di concentramento di Kaisersteinbruch, con altri membri del partito, per l'opposizione al governo di Engelbert Dollfuss. Sempre nel corso dello stesso venne nuovamente imprigionato con l'accusa di altro tradimento e di complicità nell'omicidio del primo ministro austriaco. Sebbene tali accuse vennero fatte cadere con la presa di potere del Partito nazista, venne ugualmente condannato a sei mesi con l'accusa di cospirazione.

A metà del 1935 Kaltenbrunner era diventato la figura più importante delle SS austriache, raggiungendo il grado di SS-Brigadeführer al termine dell'Anschluss. L'11 settembre 1938 venne promosso SS-Gruppenführer, ottenendo la nomina a membro del Reichstag e diventando comandante superiore delle SS e della Polizia per il distretto del Danubio. Nell'aprile del 1941 venne ulteriormente promosso a Maggiore Generale della polizia.

Il 1 gennaio 1943 Kaltenbrunner venne nominato Comandante in capo del RSHA, in seguito all'assassinio di Reinhard Heydrich nel giugno 1942, mantenendo tale incarico fino al termine del conflitto.

Con l'avvicinarsi della fine della guerra, il potere di Kaltenbrunner aumentò sempre più, specialmente in seguito al fallito attentato contro Hitler del 20 luglio 1944. Da allora ebbe accesso diretto ad Hitler, e lo stesso Himmler iniziò a temere il potere raggiunto da quello che doveva essere un suo subordinato. Il 9 dicembre 1944 venne decorato con la Croce di Cavaliere.

Al Processo di Norimberga, venne accusato di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l'umanità; riconisciuto colpevole venne giustiziato il 16 ottobre 1946.




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